ABA

ABA è l’acronimo per Applied Behavior Analysis, ovvero l’Analisi Applicata del Comportamento. Si tratta di una scienza applicata da cui derivano strumenti e metodi di intervento nel campo del comportamento umano. Una delle più importanti finalità dell’ABA applicata all’Autismo è quella di perseguire il migliore adattamento sociale possibile del bambino o del ragazzo all’ambiente in cui vive.

Pertanto, per ogni utente, dopo un’accurata valutazione, viene compilato un piano educativo individualizzato (PEI) al fine di promuovere la comunicazione, le abilità sociali e l’autonomia e al fine di individuare e ridurre i comportamenti problematici.

PSICODIAGNOSI CLINICA

«La diagnosi consiste nella valutazione di comportamenti e di processi mentali e affettivi anormali, che risultano disadattivi e/o fonte di sofferenza (e cioè di manifestazioni psicopatologiche e di sintomi) attraverso la loro classificazione in un sistema diagnostico riconosciuto e l’individuazione dei meccanismi e dei fattori psicologici che li hanno originati e che li mantengono» (American Psychological Association- APA,  2003).

Al fine di poter definire un processo diagnostico, lo psicologo si avvale del colloquio psicologico e del proprio strumentario psicodiagnostico (test e altri strumenti standardizzati), d’uso esclusivo, per l’analisi del comportamento, dei processi cognitivi e intrapsichici, delle opinioni e degli atteggiamenti, dei bisogni e delle motivazioni, dell’interazione sociale, dell’idoneità psicologica a specifici compiti e condizioni. (CNOP, 2015)

Il processo conoscitivo che chiamiamo “diagnosi” assolve molteplici funzioni e compiti a più livelli (OPRP):

  • conoscenza delle modalità di funzionamento psicologico del soggetto, siano esse normali o patologiche;
  • nel caso in cui sia stata individuata una psicopatologia, categorizzazione delle informazioni, secondo un sistema di classificazione riconosciuto e condiviso dalla comunità scientifica, allo scopo di facilitare la comunicazione fra addetti ai lavori, anche di indirizzo teorico diverso;
  • facilitazione della comunicazione con il paziente;
  • orientamento delle scelte terapeutiche, ovvero la diagnosi come atto preliminare indispensabile per formulare qualsiasi indicazione psicoterapeutica.

ABILITAZIONE/RIABILITAZIONE PSICOLOGICA E NEUROCOGNITIVA

In ambito psicologico, l’attività di abilitazione-riabilitazione è uno dei principali ambiti di intervento previsti dalla legge di ordinamento della professione di psicologo e consente all’individuo di sviluppare le funzioni e le abilità mentali (cognitive, emotive, relazionali) necessarie per il raggiungimento del benessere fisico, psichico e relazionale. In particolare, un intervento di riabilitazione ha come scopo quello di restituire delle abilità che sono state precedentemente acquisite, che si sono “perse” per qualche motivo e che richiedono, dunque, di un percorso per poterle ri-apprendere. Questo processo implica una valutazione delle abilità residue e delle abilità danneggiate (avvalendosi degli strumenti della psicodiagnosi) e la costruzione di un programma riabilitativo con vari e mirati esercizi volto alla recupero delle competenze perse.
Nelle Linee Guida sulla Riabilitazione (GU 124 30/05/98 Min. Sanità) si legge: la Riabilitazione è “un processo di soluzione dei problemi e di educazione nel corso del quale si porta una persona a raggiungere il miglior livello di vita possibile sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale, con la minor restrizione possibile delle scelte operative”.
Per abilitazione, inoltre, si intende l’insieme degli interventi volti a favorire l’acquisizione e l’apprendimento di abilità specifiche che non sono state precedentemente acquisite.

Rientrano in questo ambito l’attuazione di interventi per la riabilitazione e rieducazione funzionale e integrazione sociale di soggetti con disabilità pratiche, disturbi cognitivi e dell’apprendimento compresi nella definizione di DSA, di deficit neuropsicologici a seguito di malattie degenerative, disturbi psichiatrici o con dipendenza da sostanze (CNOP).

SOSTEGNO PSICOLOGICO INDIVIDUALE, ALLA FAMIGLIA E AL GRUPPO

Il sostegno psicologico è una funzione di tipo supportivo alla tenuta delle condizioni di benessere della persona, del gruppo o di una istituzione.

Il sostegno psicologico si realizza quindi in tutti quei casi entro i quali si ritiene opportuno garantire continuità e contenimento ad una data condizione. 

Il sostegno psicologico può ad esempio seguire ad un intervento riabilitativo con il fine di rinforzare, solidificare, i risultati ottenuti; ed è opportuno in quelle condizioni irreversibili e/o croniche entro le quali svolge una importante funzione di contenimento e tutela (si pensi ad es. alle patologie degenerative), anche per coloro che le vivono indirettamente.

Il sostegno psicologico è un intervento il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita dell’individuo e degli equilibri adattivi in tutte le situazioni (di salute e di malattia), nelle quali ciò si rileva opportuno, sviluppando e potenziando i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione, e che necessita della stesura del bilancio delle disabilità, delle risorse, dei bisogni e delle aspettative del soggetto, nonché delle richieste e delle risorse dell’ambiente.

Il sostegno psicologico realizza interventi diretti e mirati ad ottimizzare ogni tipo di relazione affettiva, adeguando la percezione del carico delle responsabilità e sviluppando le reti di sostegno e di aiuto nelle situazioni di disabilità o disagio psichico.
(Ordine degli psicologi, Consiglio nazionale – Roma, 05 Giugno 2015)

CONSULENZA PSICOLOGICA (COUNSELING)

La consulenza psicologica (o counseling) comprende tutte le attività caratterizzanti la professione psicologica, e cioè l’ascolto, la definizione del problema e la valutazione, l’empowerment, necessari alla formulazione dell’eventuale, successiva, diagnosi. Lo scopo è quello di sostenere, motivare, abilitare o riabilitare il soggetto, all’interno della propria rete affettiva, relazionale e valoriale, al fine anche di esplorare difficoltà relative a processi evolutivi o involutivi, fasi di transizione e stati di crisi anche legati ai cicli di vita, rinforzando capacità di scelta, di problem solving o di cambiamento. (Ordine degli psicologi, Consiglio nazionale – Roma, 05 Giugno 2015)

PARENT TRAINING

Questo tipo di intervento si attua, in genere, parallelamente a un percorso di intervento sul minore, al fine di generalizzare e stabilizzare nel tempo i progressi ottenuti con il bambino e di trasmettere ai genitori competenze specifiche per renderli sempre più autonomi nell’educazione dei figli; in alcuni casi è possibile che venga proposto come unico intervento con il nucleo familiare.

Il parent traning è, come descrive il termine, un training per genitori che considera i genitori come agenti di primaria importanza nello sviluppo del figlio e che consiste in una serie di attività, informative e formative e di sostegno in cui vengono trattati argomenti di rilievo per il miglioramento della qualità di vita in famiglia.

Come abbiamo già detto sopra gli obiettivi fondamentali sono quelli di formare, informare e sostenere i genitori, ma oltre a questi tre obiettivi fondamentali ne troviamo altri più specifici:

  • migliorare la relazione genitori-figli
  • favorire l’accettazione della diagnosi
  • insegnare metodi educativi
  • acquisire nuove strategie e modalità di gestione delle problematiche quotidiane
  • favorire l’acquisizione di informazioni relative ad un eventuale disturbo del minore (ad esempio Disturbi dello spettro autistico, ADHD)

NEUROPSICOLOGIA CLINICA

Che cos’è la neuropsicologia

La neuropsicologia è la disciplina scientifica che studia i deficit cognitivi ed emotivo-motivazionali causati da lesioni o disfunzioni del sistema nervoso centrale, in particolare della corteccia dei due emisferi cerebrali, di strutture sottocorticali (tra le quali il talamo, i gangli della base, l’ipotalamo e l’amidgala) e dei fasci di sostanza bianca che collegano le diverse aree corticali tra loro e con le strutture sottocorticali. La neuropsicologia ha un duplice obiettivo. I deficit causati da lesioni cerebrali sono indagati da un lato con scopi euristici, per esplorare la struttura funzionale della mente e i suoi correlati neurali (neuropsicologia sperimentale), dall’altro con finalità diagnostiche e riabilitative (neuropsicologia clinica). Le due componenti, sperimentale e clinica, sono strettamente collegate e interdipendenti, in quanto, da una parte, gli avanzamenti delle conoscenze si trasferiscono nella pratica clinica e, dall’altra,  l’osservazione clinica spesso fornisce spunti per la ricerca sperimentale. Questa definizione può essere applicata alle ricerche condotte nell’animale (neuropsicologia animale), ma il più comune ambito di applicazione del termine, fin dal suo iniziale utilizzo nelle scienze umane e mediche, riguarda l’uomo (neuropsicologia umana).

 

La valutazione neuropsicologica può aiutare a distinguere tra invecchiamento normale, deterioramento cognitivo lieve (MCI) e demenza . I risultati della valutazione possono essere utili per comprendere le cause della memoria e del relativo declino funzionale. Il nostro team lavora a contatto con i neurologi per fornire assistenza nel chiarimento della diagnosi e nella pianificazione del trattamento.

Quali sono le finalità di un esame neuropsicologico?

L’esame neuropsicologico può avere molteplici scopi: in primo luogo è necessario fornire un quadro completo di un paziente, dando informazioni sulle sue abilità cognitive, e in alcuni casi può addirittura essere uno strumento diagnostico indispensabile, come ad esempio nel sospetto di deterioramento cognitivo o in caso di traumi cranici lievi, in cui l’unico elemento a disposizione del medico per la diagnosi è proprio il risultato della valutazione neuropsicologica. In queste situazioni gli esami neuroradiologici (CT, MRI,) possono essere negativi, cioè normali: è appunto la valutazione neuropsicologica a fornire informazioni essenziali per la diagnosi. Quindi, la prima finalità dell’esame neuropsicologico è diagnostica.

 

Una seconda finalità, connessa alla precedente, è di tipo prognostico: la valutazione neuropsicologica può fornire indicazioni sull’esito di alcune patologie, come i traumi cranici. Una costante valutazione del paziente traumatizzato cranico permette di predire l’entità di eventuali deficit permanenti.

Una terza finalità è quella della pianificazione dell’assistenza e degli interventi: al di là della diagnosi, molti pazienti sono inviati al neuropsicologo da altri professionisti per ottenere informazioni dettagliate sullo stato cognitivo e sulla presenza di alterazioni comportamentali e di personalità, con la richiesta di valutare come i pazienti si adeguano alla disabilità. I pazienti stessi, e coloro che li assistono, devono conoscere come la malattia neurologica ha modificato il comportamento e quali sono i limiti che ne conseguono nella vita quotidiana. Ad esempio, dopo un recupero fisico, cioè un miglioramento dei deficit motori causati da un ictus cerebrale possono permanere disturbi di natura cognitiva, quali deficit di linguaggio o di esplorazione spaziale, che compromettono la ripresa dell’attività lavorativa oppure degli studi, o comunque interferiscono con la vita di tutti i giorni, rendendo necessarie modificazioni nell’abitazione o assistenza continua.

Una quarta finalità può essere quella di valutare la necessità di un trattamento e, in caso affermativo, indirizzare un progetto riabilitativo mirato a ripristinare (o sostituire) le funzioni deficitarie, individuando contemporaneamente le abilità residue.

L’indagine neuropsicologica non solo serve a fornire la base di partenza per una terapia, ma anche a guidare il programma terapeutico durante tutta la sua attuazione e a monitorarne l’efficacia. Permette inoltre di valutare gli effetti di terapie mediche e chirurgiche sull’efficienza cognitiva del paziente: vi sono farmaci utilizzati in varie patologie neurologiche (malattia di Parkinson, epilessia ecc., ma anche internistiche (cardiopatie, malattie endocrine), che possono avere effetti sull’efficienza cognitiva. Vi sono poi condizioni in cui si deve dirimere se il paziente sia affetto da demenza iniziale o depressione: in questi casi si valuta l’efficacia (o la mancata efficacia, in caso di deterioramento) di una terapia antidepressiva; infine il paziente può essere sottoposto a un trattamento con farmaci anticolinesterasici, utilizzati per ritardare il deterioramento, e si può verificarne l’efficacia con controlli neuropsicologici a intervalli regolari. In alcuni casi invece il paziente può essere stato sottoposto a trattamento chirurgico, ad esempio per rimuovere una neoplasia o un ematoma sottodurale o per derivare un idrocefalo normoteso: la valutazione neuropsicologica serve a evidenziare se vi è un miglioramento dei deficit cognitivi. Ovviamente queste finalità non si escludono a vicenda, ma possono (e in genere sono) presenti contemporaneamente.

Una quinta finalità è di natura legale-assicurativa: in seguito a un atto criminale, può essere richiesto se c’è ragione di sospettare che il danno cerebrale abbia contribuito a determinare il comportamento (può un certo comportamento essere la conseguenza di quel danno cerebrale?) oppure è richiesta la descrizione di uno stato (i deficit impediranno la ripresa del lavoro?). Si può cioè essere chiamati a svolgere un esame neuropsicologico per ottenere in sede peritale una certificazione dei disturbi cognitivi residuati o meno in seguito a un trauma cranico occorso in occasione di un incidente stradale oppure sul lavoro. La certificazione può quindi servire a valutare il grado di invalidità di un paziente, che può essere causata non solo da incidenti sul lavoro o comunque eventi traumatici, ma anche dagli esiti di malattie, come ad es. un’encefalite erpetica. Ancora, può essere necessario produrre una documentazione adeguata nel caso di un processo di interdizione in presenza di un deterioramento cognitivo.

 

Perché un paziente giunge alla visita neuropsicologica (chi può richiedere una visita neuropsicologica?)

Il motivo per cui viene richiesta una visita neuropsicologica fornisce una prima informazione rilevante.

Un paziente può giungere spontaneamente, perché si è accorto o teme di avere difficoltà cognitive nella vita di tutti i giorni: ad esempio dimentica i nomi di familiari o dei farmaci che assume quotidianamente, oppure non ricorda episodi importanti o si perde in strade che percorre abitualmente, fatica a trovare i nomi di oggetti di uso comune. Più spesso il paziente è accompagnato dai familiari che si sono accorti che il parente non è più quello di prima: dimentica di riferire telefonate o incontri importanti, non ricorda gli appuntamenti, presenta modificazioni della personalità, è disorientato. A volte il paziente può essere inviato dal medico curante o da uno specialista o da qualche centro di assistenza per una consulenza, una diagnosi o un inquadramento, ma anche per motivi di tipo legale-assicurativo. Conoscere le motivazioni serve a indirizzare e guidare la valutazione successiva.

 

 

SERVIZIO DI PSICOLOGIA DELL'ADOLESCENZA

È possibile definire l’adolescenza come quella fase della vita, indicativamente compresa tra gli 11 ed i 18 anni, in cui l’individuo acquisisce competenze e requisiti utili e necessari al fine di accedere all’età adulta. Il processo di transizione verso l’età adulta è caratterizzato dall’interazione di fattori biologici, psicologici e sociali.

L’inizio dell’età adolescenziale è segnato dallo sviluppo puberale; al cambiamento fisico si associano cambiamenti sul piano emotivo che hanno come obiettivo la ricerca di nuovi equilibri con se stessi e con il resto del mondo. Spesso questa fase della vita è caratterizzata da esperienze di tipo conflittuale: da un lato si verifica la non accettazione di dipendere totalmente dal proprio nucleo familiare, dall’altro l’esigenza di usare nuove modalità per relazionarsi con gli altri.

Pertanto, ogni adolescente deve far fronte ad una serie di problemi: accettare i cambiamenti fisici che interessano il proprio corpo, regolare sentimenti ed emozioni, identificarsi con il gruppo dei pari, sperimentare nuovi equilibri con il proprio nucleo familiare. 

Un contesto rivelante nella fase adolescenziale, inoltre, è la scuola. Essa propone una serie di compiti di sviluppo utili ad acquisire conoscenze e competenze per costruire il proprio futuro lavorativo, ma anche per poter incrementare le proprie capacità sociali e relazionali. 

Pertanto, nel percorso adolescenziale, l’adolescente non è mai solo, ma gode della presenza di genitori, insegnanti ed altri adulti significativi che fungono da guida sicura e modello di riferimento anche se è prevedibile che l’adolescente si imbatta in esperienze di solitudine e mancanza di fiducia negli altri.

Egli va incontro ad una vera e propria riorganizzazione del “sistema del sé” che gli permetterà di trovare soluzioni adeguate ai problemi che si presentano nella fase di sviluppo che sta attraversando.

Alla luce di quanto finora affermato, è chiaro comprendere che l’adolescenza vedrà la sua conclusione quando l’individuo sarà capace di stabilire rapporti stabili con se stesso, con il gruppo di appartenenza e con il proprio ambiente di vita; quindi, nel momento in cui sarà in grado di generalizzare le esperienze apprese in più contesti.

Compito della psicologia dell’adolescenza è quello di individuare le principali problematiche a cui l’adolescente va incontro nello svolgimento dei compiti evolutivi e di garantire un sostegno costante ed attivo con l’obiettivo di contribuire alla formazione dell’identità personale di ciascuno. È compito dello psicologo, quindi, aiutare e sostenere adolescenti e giovani a sapersi orientare di fronte alle scelte ed alle decisioni che interessano il loro presente ed il loro futuro, fornendo criteri e strumenti necessari per definire percorsi e priorità così da garantire la capacità di costruire progetti di realizzazione personale.

VISITE DOMICILIARI

Gli interventi domiciliari possono favorire il recupero e lo sviluppo delle capacità del paziente, facendogli acquisire una maggiore fiducia in se stesso, aumentando il livello di autostima ed intervenendo e potenziando le risorse personali. è possibile accedere a un trattamento domiciliare dopo un’attenta valutazione del caso specifico, delle singole situazioni e delle esigenze dell’individuo, dei possibili obiettivi condivisi e concordati con il paziente ed i familiari.

Lo psicologo a domicilio lavora, ove risulti utile, anche con i familiari che necessitano un sostegno nella relazione con il paziente con l’obiettivo di migliorare le dinamiche relazionali del sistema in cui la persona si trova a vivere, spesso gravate o sconvolte dal vissuto di malattia.

Gli interventi domiciliari sono indicati quando:

  • non è facile per chi chiede l’aiuto psicologico riuscire a trovare la forza di arrivare presso lo studio del professionista;
  • sono presenti problemi di natura organica/medica che rendono impossibile recarsi presso lo studio del professionista;
  • non risulta sufficiente la singola seduta ma è necessario l’intervento sul contesto abitativo;
  • è necessario esporsi in vivo proprio nell’ambiente domestico;
  • il paziente rifiuta il trattamento, ma i familiari esprimono preoccupazioni circa la sua situazione di salute.

Presupposto indispensabile per l’efficacia terapeutica dell’intervento di assistenza psicologica a domicilio è un’attenta valutazione del caso specifico, delle singole situazioni e delle esigenze dell’individuo, dei possibili obiettivi condivisi e concordati con il paziente ed i familiari.

CONSULENZE SKYPE

Il servizio di consulenza psicologica online viene effettuato tramite videochiamata su Skype. La durata di ogni singola sessione è di 50 minuti. Le consulenze online sono rivolte esclusivamente a un pubblico maggiorenne.

Come accedere al servizio

Per accedere a questo tipo di servizio è necessario possedere una connessione Skype audio-video dotandosi di cuffie e microfono e disporre di un ambiente idoneo e appartato che consenta la massima tranquillità e riservatezza.

Per poter fruire degli incontri online sarà necessario compilare il modulo relativo al consenso informato e quello relativo al trattamento dei dati sensibili. Questi verranno spediti dallo psicologo alla mail fornita dall’utente il quale avrà cura di compilarli, firmarli e reindirizzarli alla mail del professionista. Tutte le prestazioni psicologiche, incluse quelle online, possono essere effettuate solo da professionisti iscritti regolarmente all’Ordine degli Psicologi.

 

Modalità di pagamento

Il pagamento può essere effettuato  tramite bonifico bancario. Successivamente al pagamento e all’erogazione del servizio di consulenza, l’utente riceverà via email la ricevuta sanitaria  relativa alla prestazione effettuata.

La consulenza psicologica online è considerata a tutti gli effetti una prestazione sanitaria ed è pertanto detraibile fiscalmente, come le altre spese per visite mediche.

Il pagamento della consulenza dovrà essere effettuato prima dell’erogazione del servizio; in caso di impedimento o imprevisto per la fruizione della consulenza si potrà chiederne il rinvio ad altra data da definire.

ATTENZIONE: una eventuale disdetta dell’Appuntamento precedentemente confermato, deve essere comunicata  entro e non oltre le  24 ore precedenti l’incontro stesso. Se per qualsiasi motivo tale disdetta non fosse pervenuta nei tempi suddetti, verrà trattenuto l’Intero Importo. Se la disdetta avverrà nel rispetto dei tempi stabiliti verrà concordato un nuovo appuntamento.

 

Per approfondimenti ulteriori si rimanda a:
Linee guida per le prestazioni psicologiche via Internet e a distanza http://www.psy.it/allegati/lg_distanza.pdf

 

 

Il nome Skype, i relativi marchi e loghi e il logo con la “S” sono marchi di Skype o di entità correlate